I clienti si comprano: ecco come 3 euro si trasformano in 600!

Ogni volta che pubblico un articolo sul blog, o che pubblico un post su Facebook o che, più semplicemente, parlo con un piccolo imprenditore e gli spiego l’importanza di avere un sistema di acquisizione di nuovi clienti, si scatena la reazione furibonda di chi proprio non vuole accettare un’amara verità:

I clienti si comprano!

Lo so, non è mai stato così. Non lo era per tuo padre e non lo era fino a ieri, quando ti dovevi preoccupare solo di lavorare bene e, di sicuro, i clienti sarebbero arrivati.

Nel caso in cui non te ne fossi accorto, le cose sono cambiate, ma di questo parleremo dopo.

Moltissimi lettori dei miei post mi attaccano ferocemente quando scrivo che:

  1. Oggi, se non cerchi nuovi clienti tramite la promozione della tua attività sei destinato a fallire
  2. La pubblicità tradizionale (volantini, manifesti, giornali e radio) non è adatta a chi ha una piccola attività
  3. Avere un sito è del tutto inutile
  4. I clienti si comprano!

Ogni singolo punto crea rabbia che spesso si trasforma in insulti feroci nei miei confronti.

Vediamo, punto per punto, cosa mi viene rimproverato dai miei detrattori.

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C’era una volta il business #: La corsa del topo (podcast)

Nuova puntata del podcast C’era una volta il Business.

L’argomento della puntata è lo stare al passo coi tempi. Si racconta la storia di una programmatrice che resta suo linguaggio di programmazione ormai obsoleto, nonostante non lo utilizzi più nessuno; della fabbrichetta che acquista macchinari obsoleti; di Blockbuster, che nonostante fosse un colosso ha finito per chiudere e dell’utente del blog Business Boom che attacca internet difendendo le forme pubblicitarie tradizionali.

Il libro del giorno è: Padre Ricco Padre Povero di Robert T. Kiyosaki. Un libro che ti cambia la vita e la visione del denaro. Un libro da cui trarre un sacco di insegnamenti a proposito della gestione del denaro.

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C’era una volta il business #2: Chi ha spostato il mio formaggio

Nuova puntata del podcast C’era una volta il business.

In questa puntata si parla di:

  • Col TFR di papà mi apro una pasticceria
  • Tutti gli errori che hanno portato alla chiusura dell’attività
  • Cosa avrebbero dovuto fare per continuare a fare stare in piedi il business
  • Il libro: Chi ha spostato il mio formaggio, di Spencer Johnson

In Studio: Emiliano Lemma e Omar Cecchelani

Contattateci all’indirizzo email: info (et) businessboom.it

Per ascoltarci su itunes (e fare una recensione), cliccare qui >>

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Hai un negozio? Ti regalo 3 strategie di successo da applicare SUBITO!

Ogni volta che entro in un negozio e mi accorgo che il suo titolare non sta facendo nulla, ma proprio nulla, per fare in modo che il suo business decolli mi assale un mix di sdegno e di rassegnazione.

Dovesse essere vero il detto secondo il quale: “se sta aperto significa che le cose funzionano (e non ha bisogno di suggerimenti)“, allora se ne evincerebbe che il commercio italiano naviga in acque limpide e serene come in un solare giorno di luglio nel mare al largo del Salento.

Invece basta fare un giro in città per accorgersi quanto la crisi sia più accentuata rispetto a quanto dicono giornali e televisioni. Se anche una piccola ripresa sembra esserci, questa non riguarda certo il commercio al dettaglio.

Nella mia città, anche in vie molto trafficate e centrali, c’è quasi un’alternanza perfetta tra negozi aperti ed altri desolatamente chiusi.

Sono certo, perché l’ho sperimentato in prima persona parecchie volte, che anche il titolare delle attività che hanno appena chiuso, fino al giorno prima della chiusura respingevano sdegnati le offerte di aiuto.

Loro sanno cosa fare, certo. Però chiudono.

Siccome tu stai leggendo questo articolo, appartieni quantomeno a quella categoria di persone che, magari sono scettiche, magari leggono solo le prime righe o guardano le figure (perché ci sono cose più serie nella vita che leggere un post su un blog, magari studiarsi a memoria le pagelle delle partite della squadra del cuore…), però, quantomeno hanno ancora l’umiltà di ascoltare i consigli di chi aiuta a rimettersi in piedi attività da più di 15 anni o comunque non si rassegnano al fallimento.

Se hai un negozio, e sei intenzionato a tenere le serrande alzate ancora a lungo, allora credo che tu possa leggere questi consigli che ho da darti e valutare se siano applicabili alla tua attività.

Se hai un negozio, la logica che dovrebbe guidarti è quella di fare il contrario di quanto fanno gli altri o, perlomeno, di imitare i negozi affiliati alle grande catene.

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Le 3 mosse segrete per bruciare la concorrenza che i tuoi rivali non conoscono

Se oggi la tua attività non sta rendendo come ti aspettavi, o come avvenuto in passato, puoi sicuramente dare la colpa alla crisi, al governo, ai tuoi clienti sempre più “cattivi” e alla concorrenza degli immigrati, però se c’è anche un solo tuo concorrente che, nella tua stessa città, sta invece andando alla grande, allora significa che c’è qualcosa che non funziona nel modo in cui la tua attività è organizzata.

Se c’è un rivale che continua a lavorare, e bene, se la tua pizzeria si riempie solo al sabato sera mentre ce ne sono 3 o 4 sempre piene; se la tua ditta di impiantistica arranca sempre più mentre c’è chi ha in giro magari 10 furgoni con dipendenti che operano a pieno regime; se il tuo B&B ha prenotazioni solo a ferragosto e a pasquetta mentre quello posto ad 1 km è sempre pieno…allora c’è qualcosa che loro fanno e tu no.

Chiariamoci subito: se leggendo questi esempi hai pensato “tutte stronzate, che ne sa questo, i miei concorrenti hanno successo perché sono fortunati, perché sono in piedi da 80 anni, perché sono amici del sindaco o perché sono protette dalla malavita”, allora puoi anche non proseguire oltre.

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Perché molti odiano Grom e cosa dovresti invece imparare dal suo successo

Qualche tempo fa mi trovavo a fare la coda per gustarmi un gelato da Grom a Torino. La coda in realtà non scoraggia chi conosce i tempi della gelateria: la fila è ordinata e diretta verso la cassa, nessuno ti può passare avanti e quando arriva il tuo turno, fai lo scontrino e subito vieni servito.

Una coppia si fermò di fianco a me e alla mia compagna e ci chiese: “ma tutta sta fila… ma il gelato è buono, almeno?“. Li guardo e rispondo: “Se non lo fosse non credo che farei la coda”. Loro però hanno sogghignato con l’aria di chi la sa lunga e sono andati via.

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare molto di Grom a causa della diffida che il Codacons ha emesso nei loro confronti, intimandoli di non utilizzare la dicitura “artigianale” nelle proprie comunicazioni e nel proprio brand.

Ho letto la notizia grazie al post su Facebook di un quotidiano locale. Ciò che mi ha sconvolto sono stati i commenti. Grom si ama o si odia, non lascia indifferenti. Ma perché accade ciò, visto che, in definitiva, si tratta solo di una gelateria e ognuno di noi può scegliere di mangiare il gelato di Grom oppure quello di un Pino il gelataio qualunque? E, soprattutto, che cosa ci può insegnare questa vicenda e come possiamo sfruttarla per il nostro business?

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E se ti dicessi che il tuo sito non serve a niente?

Non c’è niente di più brutto che effettuare un investimento per la tua attività per poi accorgerti che non ti è servito a niente. Anzi, che le belle parole dell’agente che ti ha convinto a spendere quasi 2.000 euro (l’anno!) per il sito della tua attività si sono rivelate una bella presa per i fondelli.

Già, perché se non te ne fossi accorto, il tuo sito non serve a niente, e non uso le vere parole che ho in mente solo perché non vorrei urtare la tua sensibilità.

Se, come la maggior parte delle persone che hanno una piccola attività in Italia, ti sei fatto fare il sito da quella famosa azienda che “lusinga” praticamente tutte le attività italiane, allora hai buttato nel cesso qualche centinaia di euro. Anzi, li stai continuando a buttare perché loro, non si sa perché, vogliono essere pagati ogni anno.

Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché ti chiedono i soldi ogni anno…

Capisco che realizzare un sito richiede tempo e, quindi, qualcosa dovrai pur spendere per avere anche tua presenza sul web.

Ma il canone annuale, perché?

Gli unici costi che devi sostenere, ogni anno, per il tuo sito sono:

  1. Il costo del dominio
  2. Il costo dell’hosting
  3. Il costo per eventuali aggiornamenti.

Bene, se tu, ad esempio, avessi registrato dominio+hosting su Aruba, questo ogni anno ti costerebbe poco più di 30 euro! Sì, 30 euro!

E se, come per la maggior parte dei casi, non hai effettuato nessuna modifica durante l’anno sul tuo sito, il costo del punto 3) è zero.

Quindi, raccontami la tua esperienza: perché ti chiedono 700, 800 o 1.700 euro l’anno per il tuo sito?

Mentre pensi alla tua esperienza e fatichi a contenere la rabbia, io ne approfitto per spiegarti perché il tuo sito non serve a nulla.

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Sprecare soldi in pubblicità fa schifo. Ecco come avere più clienti senza sprecare denaro inutilmente

Ci sono titolari di piccole imprese che piuttosto che provare a fare qualcosa di nuovo per risollevare le sorti della loro piccola attività, preferiscono soccombere e arrendersi. Chiudere. Stop, fine dei sogni.

Ce ne sono altri che, invece, sono ben consci del fatto che, se stai fermo e non fai niente, è difficile che la tua attività possa continuare a crescere. Se tutto va bene, resterà stabile. Altrimenti…

Sono imprenditori che hanno già provato a fare qualcosa in tal senso.

Sono persone che hanno già fatto distribuire migliaia di volantini in giro per il quartiere, con il risultato che, a parte qualche anziano curioso, nessuno si è fatto vivo.

Sono persone che hanno già affiancato il nome della loro attività alla festa del quartiere, a quella della Pro Loco, alla squadra locale di pallavolo o di calcio a 5, sotto forma di sponsorizzazione dell’evento. E niente, solo soldi spesi inutilmente.

Sono persone che hanno fatto pubblicità sulla radio locale, tipo Radio Monte Urano International, o sul settimanale del paese, tipo il Corriere di Melicuccà. I risultati? Li stai ancora aspettando.

Ma forse questi sono sistemi vecchi, che non funzionano più. Lo hai letto anche su questo blog… il futuro è la rete! Internet! Queste persone delle quali, probabilmente, fai parte anche tu, sanno che devono fare qualcosa per smuovere le acque ma, forse, hanno solo sbagliato il mezzo. I tempi cambiano…

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L’incredibile storia di due gemelli e di come uno si è arricchito e l’altro no

Sono molto attratto dalle storie delle persone di successo. Mi piace leggere le loro storie, nel caso di grandi businessmen, o ascoltarle, nel caso di uomini che, pur non avendo costruito imprese multi-miliardarie, sono però riuscite a realizzare il sogno di un’attività vincente.

Mi piace scoprire cosa hanno fatto per diventare le persone che sono. Cerco di trarre spunto dalle loro storie per impegnarmi sempre di più nei miei progetti e cerco di capire cosa loro hanno fatto che potrei fare anche io.

Non tutti però la pensano come me.

elkanbiriaturMolte persone non vogliono ascoltare la storia di chi ce l’ha fatta. Un po’ per invidia. Un po’ perché sono convinti che quelle storie non abbiano nulla da insegnargli. O, ancora, perché in Italia non è possibile realizzare i propri sogni a meno che non si parta da una posizione di vantaggio.

Diciamo che, nel nostro Paese ma non solo, gli imprenditori di maggior successo sono:

  1. Figli di grandi imprenditori o provenienti da famiglie ricche
  2. Persone che hanno avuto un particolare culo (sì, chiamiamo le cose con il loro nome!)
  3. Persone che hanno studiato, rischiato e realizzato i loro sogni

Se pensi che per farcela occorra soltanto far parte delle prime due categorie, allora non proseguire oltre.

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Ecco il trucco per trovare clienti su Facebook

Come ogni trend e moda che si rispetti, oggi la maggior parte dei titolari di piccole attività è convinta che si possano trovare clienti su Facebook. E di ottenere questo strepitoso risultato nel migliore dei modi possibili: gratis!

Ma è possibile ottenere contatti, fare nuovi preventivi, chiudere contratti o, semplicemente, vendere a nuovi clienti utilizzando come strumento principale Facebook?

Sì, è possibile. Io, per dire, lo faccio, tutti i giorni. Ma non si tratta di una cosa semplice né del tutto gratuita. Non è come vincere la lotteria. Richiede tempo, impegno, utilizzo di risorse, seppur limitato e in modo molto meno oneroso rispetto ad altre tipologie pubblicitarie.

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